• 1 Associazione Genitori di Omosessuali
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Chi siamo

 

 

AGEDO è l'Associazione di genitori, parenti e amici di omosessuali. Fondata a Milano all'inizio degli anni Novanta e attualmente presente sul territorio nazionale grazie alle sue sedi regionali, offre un servizio di consulenza telefonica ai ragazzi omosessuali e alle loro famiglie, interviene su richiesta con i suoi referenti locali, organizza progetti di sensibilizzazione.


Quando è nata l'AGEDO?
La nostra associazione è nata a Milano circa tredici anni fa per opera della sua fondatrice Paola Dall'Orto. Da quel momento è andata gradualmente estendendosi ad altre città sino a coprire l'intero territorio nazionale. Piccolo o grande che sia il centro in cui hanno sede le varie sezioni locali, queste ultime sono nate tenendo conto non del luogo ma del tipo di volontà: dove vi è stata la volontà di farne sorgere una, lì è nata...Grosseto è una di questa.


Chi sono le persone che operano all'interno dell'associazione?
Per lo più genitori, persone che volontariamente e senza alcuna retribuzione offrono la loro disponibilità a chi ne ha bisogno. Il loro numero varia a seconda delle sezioni locali. Spesso poi sono affiancate da psicologi su cui l'associazione sa di poter contare e che si occupano di fornire un contributo più tecnico e competente. Inoltre, se parliamo di singoli, a collaborare con l'AGEDO sono più genitori che amici di omosessuali, mentre a livello collettivo ci avvaliamo del contributo importante di altre associazioni come Arcigay e Arcilesbica.


Come si sostiene l'associazione?
L'AGEDO non chiede soldi in cambio delle sue consulenze. Le sezioni cittadine, salvo alcuni casi specifici, corrispondono alle abitazioni dei referenti locali: la casa e il numero di telefono, aperti a chi ne ha necessità compatibilmente ai nostri impegni, sono quelli di un genitore volontario dell'associazione, niente di più.


Che tipo di assistenza viene fornita a chi vi chiama?
E' prima di tutto una assistenza telefonica, nata inizialmente per le famiglie e poi successivamente rivolta ai ragazzi. Il contatto telefonico serve a farli parlare e a fornire loro una figura, quella del genitore, che si dimostri comprensiva, come magari non è all'interno della loro famiglia. Eventualmente ci si può accordare per un incontro di persona, ma solitamente non siamo noi a spingere per organizzarlo. Se chi telefona lo vuole, allora viene concordato, altrimenti il nostro contributo rimane, almeno per i primi tempi, una consulenza telefonica, cosa che ci permette di capire che tipo di situazione familiare abbiamo di fronte. In questo caso i contatti con le stesse persone tramite telefono possono diventare anche periodici.


Chiamano solo figli o anche genitori?
Sono più i ragazzi che telefonano, che cercano un primo contatto per sapere come comportarsi con i loro genitori. Personalmente non ho ricevuto solo telefonate dalla mia città, Livorno, o dalla mia regione: ad esempio, anche da Bologna, probabilmente per un discorso di esigenze immediate di chi telefonava compatibili con gli orari segnalati su internet giorno per giorno, sezione per sezione.


Quale tipo di problemi le è capitato di affrontare?
Il problema principale di chi mi chiede una consulenza telefonica è quello di non sentirsi accettato. L'atto di fiducia e di sincerità con il quale un figlio comunica ai genitori la propria omosessualità viene annullato proprio da quelle persone da cui si aspettava di essere capito, i genitori appunto. Di punto in bianco da bravo ragazzo diventa un cattivo ragazzo e solo per via di quell'atto di sincerità cui accennavo poco fa. Dal punto di vista dei genitori assistiamo a quella che per loro è una vera e propria rottura delle aspettative. E torniamo nuovamente alla questione dell'informazione: buona parte dei genitori di oggi appartengono alle vecchie generazioni, quelle per intenderci poco informate, soprattutto sul tema dell'omosessualità. Certo è che anche i media di oggi sono poco informati e questo, come dicevo, non aiuta.





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